Salvare i comuni da spopolamento e estinzione – Alcuni esempi concreti

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Ieri sera l’Unione Sarda ha riportato sul proprio sito i risultati dello studio “Comuni in Estinzione” effettuato dal Centro Regionale di Programmazione in collaborazione con l’Università di Cagliari. La ricerca, analizzando le problematiche dello spopolamento ed effettuando proiezioni statistiche, ha rivelato dei dettagli alquanto sconcertanti sulla situazione di numerosi comuni sardi. Sono circa una trentina infatti i paesi “fantasma” destinati a sparire in un arco di tempo variabile tra i 10 e i 60 anni. Lo studio non è una sentenza, ma un avvertimento. Se queste decine di comuni non prenderanno le dovute precauzioni, sostenendo delle politiche adeguate al ripopolamento e la crescita, saranno destinati ad estinguersi.

L’Unione riporta anche una citazione dell’assessore regionale alla Programmazione, Alessandra Zedda, la quale sottolinea come il fenomeno dello spopolamento sia una delle sfide più complesse per la politica regionale. L’assessore mette anche in evidenza come il Programma operativo regionale 2014-2020 concordato tra Regione e Comunità Europea costituisca un’opportunità da non perdere per scongiurare il fenomeno. Ci troviamo pienamente d’accordo con queste parole, tuttavia, vorremo soffermare la nostra attenzione su degli esempi virtuosi che dimostrano come il problema dello spopolamento non sia semplicemente una questione di fondi o di amministrazione regionale, i quali, tra scandali, sperperi e un consiglio composto prevalentemente da indagati, hanno spesso dimostrato di non saper risolvere o attenuare la situazione.

1.Il contributo di Comune e cittadini: Progetto “Ripopola Sadali”
Il primo esempio ci cava gli occhi, sorgendo al di sotto del nostro naso, dalla Sardegna stessa. Parliamo di Sadali, un comune del centro isola che conta poco meno di mille abitanti. Il progetto “Ripopola Sadali” è scaturito dalla volontà di due giovani che attraverso il loro blog hanno lanciato una campagna alla ricerca di persone interessate alla tematica del ripopolamento. Il progetto propone un cambiamento di approccio radicale nel modo di concepire il proprio paese, intento a trasformare Sadali in un “ecovillaggio”. Quella che pareva un’utopia, da un semplice tam-tam in rete è approdata invece in Consiglio comunale, ed è proprio grazie alla collaborazione del comune che ha potuto prendere vita. Attraverso la valorizzazione del turismo, della tradizione, dell’agricoltura e di una nuovo modo di concepire un futuro più sostenibile, in soli due anni (2010-12), Sadali ha pareggiato il proprio bilancio e arrestato lo spopolamento, nonostante l’alto indice di invecchiamento. Le misure del comune offrono un incentivo di 200€ mensili per ogni nuova famiglia che si trasferirà e per ogni nuovo nato (per i primi due anni di vita). Nel tentativo di rinvigorire l’economia locale gli incentivi non vengono dati in contanti ma sotto forma di buoni sconto validi solo all’interno dei negozi del paese. L’amministrazione incentiva anche il ripristino delle colture e delle terre abbandonate, mettendole a disposizione dei cittadini.

2. Spirito di comunità: Feldheim, autosufficienza energetica e assenza di disoccupazione.
Il secondo esempio riguarda invece una piccola comunità tedesca nei pressi di Berlino.
Feldheim, è un paesino di neanche 50 abitazioni, situato nel cuore della Germania rurale e destinato anch’esso all’estinzione fino a qualche tempo fa. Oggi, ambientalisti, esperti, politici da mezzo mondo seguono Feldheim nel suo tentativo di dar vita al sogno tedesco: un futuro completamente sostenibile e alimentato dal rinnovabile. Puntare sulle fonti energetiche alternative ha portato i tedeschi ad un aumento delle tasse ma anche alla creazione di 370 mila nuovi posti di lavoro e conferito la leadership internazionale della Germania nello sviluppo energetico. Tuttavia Feldheim non ha avviato la propria rivoluzione attraverso la volontà governativa. I cittadini hanno deciso di investire nel proprio futuro, versando tremila euro a testa per rendere il comune autosufficiente energeticamente sfruttando vento, sole, e biogas per il riscaldamento. Dopo qualche tempo il loro investimento è stato ammortizzato dalla vendita dell’energia in eccesso e oggi gli abitanti dispongono di energia a costi del 30% inferiori e sono soggetti a esenzioni o incentivi finanziati dai profitti della produzione. Non solo, Feldheim ora ha un tasso di disoccupazione pari a zero, a differenza dei paesini circostanti in cui si raggiunge persino il 30%. Ma soprattutto, Feldheim ha attenuato notevolmente il suo spopolamento. (Per saperne di più clicca qui)

3. Il contributo delle imprese: Alston Moor e il “UK Social Enterprise Award”
Il terzo esempio parla invece di un progetto inglese ormai attivo da 15 anni.
The UK Social Enterprise Awards celebra e da luce all’impegno di ben 68mila movimenti sociali che hanno rimesso in moto intere comunità. Alston Moor, cittadina di 2100 abitanti situata nel cuore della campagna inglese, è stata premiata con il titolo di prima “Social Enterprise Town” ufficialmente certificata, primo esempio di una nuova era di innovazione sociale per la Gran Bretagna. Il distretto, chiuse le proprie miniere negli anni 50. Trent’anni più tardi, l’industria principale del luogo, una fonderia che dava lavoro a più di 200 persone, chiuse i battenti. Lo spopolamento crebbe. L’area è inoltre penalizzata dal fatto di essere praticamente tagliata fuori dal resto del Paese durante l’inverno per il gelo, e anche durante l’estate considerata la scarsità di trasporti pubblici destinati alla zona. Le politiche che Alston adottò frenarono lo spopolamento ma non puntavano a quello. Per meglio dire, il loro obbiettivo era, più nello specifico, quello di impegnarsi attivamente per il benessere della comunità. Così, una lotta per la sopravvivenza e l’accesso ai servizi primari si è presto trasformata in un circolo vizioso e virtuoso capace di promuovere una crescita socio-economica imprevedibile. (Per saperne di più clicca qui)

Citiamo tali esempi non solo perché ultimamente la fiducia nelle politiche regionali vacilla, ma anche per una questione di dignità personale e collettiva, per spirito di iniziativa. Ricordate la storiella da catechesi che raccontava di una tremenda alluvione in un piccolo paesino? Un uomo profondamente religioso rifiutò di essere salvato dalle barche dei suoi amici per ben tre volte, confidando nell’aiuto di Dio. Purtroppo, una volta morto, chiese a Dio perché non l’avesse salvato, e lui rispose: “come no? Ti ho mandato tre barche”. Troppo spesso gli individui e le comunità locali hanno delegato le cause e le responsabilità dei loro problemi agli organi di amministrazione al di sopra delle loro teste, spesso avendo ragione ma in molti altri casi nel solo tentativo di decolpevolizzarsi. Il comune incolpa e invoca l’intervento della regione, lo stesso fa la regione con lo stato e lo stato con l’Europa.

Questi tre esempi parlano chiaro. Ora vi chiederete perché la stupida storiella delle barche, che ci azzecca? Le comunità locali devono essere in grado di sfruttare gli interventi dell’Europa e della Regione, ma allo stesso modo non devono e non possono aspettare di poter essere salvati solo esclusivamente da quest’ultimi, proprio come l’uomo nella storia. I comuni possono fare molto con le proprie forze, e devono reagire subito, puntando al rinnovamento. Essi possono essere in grado non solo di prendere una barca per scampare l’alluvione, ma addirittura di costruirsela e salvarsi dall’estinzione. Sono in grado di rinascere e dare un esempio al mondo intero. Cittadini, il primo passo sta a voi!

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