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Macomer: 30 ottobre, manifestazione antirazzista regionale contro i CPR

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Dal gennaio 2020 è operativo a Macomer un CPR, Centro di permanenza per il rimpatrio, struttura in cui i/le cittadini/e stranieri/e sono privati/e della libertà personale per essere allontanati dal territorio italiano, solo perché non possiedono un regolare permesso di soggiorno e non per avere commesso un reato.

I Centri per il rimpatrio sono stati istituiti nel 1998, nel corso degli anni hanno cambiato nome (CPT, CIE, CPR) ma la loro funzione e il trattamento destinato alle persone recluse non sono cambiati. Questi centri, ufficialmente strumenti per il contrasto all’immigrazione illegale, nella realtà sono luoghi dove i diritti fondamentali delle persone sono frequentemente violati, come dimostrano le testimonianze raccolte in oltre un ventennio di attività. Sono carceri etniche gestite da società private, il cui interesse è il profitto e non una degna assistenza di chi vi è recluso.

I CPR rappresentano la fase finale di un sistema che marginalizza, sfrutta ed espelle chi, in cerca di un futuro migliore, vede negato il diritto alla libertà di movimento. Un sistema che non è in grado di offrire adeguati canali di regolarizzazione, eppure punisce come un crimine l’irregolarità. Riteniamo che migrare per cercare rifugio dalla miseria, cercare nuove possibilità di vita in altri luoghi, spostarsi e viaggiare, sia un inalienabile diritto di ogni essere umano.

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I Centri per il rimpatrio sono veri e propri “buchi neri”, strutture avvolte dal silenzio che rende invisibile chi vi è recluso. Piccole o grandi storie stentano a uscire fuori da quelle mura, dentro le quali si consumano tragedie quotidiane dettate dalla negazione dei diritti e del riconoscimento di essere umano.

Le persone recluse hanno il diritto di essere ascoltate, la società civile ha il dovere di ascoltare e il diritto di essere informata. I CPR non sono una risorsa per il territorio, non sono uno strumento a garanzia della “nostra sicurezza”, ma luoghi in cui i diritti delle persone vengono costantemente negati.

Gli/le stranieri/e che migrano non sono criminali. Le persone recluse nei CPR non sono “ospiti” ma detenute. I CPR non possono essere riformati, devono essere chiusi in vista di una politica migratoria più equa, ispirata al rispetto dei diritti umani. Invitiamo tutte le persone di Macomer e di tutta la Sardegna a non restare indifferenti. Rompiamo il silenzio sulla presenza di un CPR in Sardegna.

Incontriamoci il 30 ottobre: sarà un’occasione in cui informarci, discutere e manifestare la nostra solidarietà con le persone recluse nel CPR, provando a effettuare la consegna delle schede telefoniche raccolte attraverso una campagna avviata negli scorsi mesi per garantire loro il diritto di comunicazione con l’esterno.

Ai migranti detenuti la comunicazione con l’esterno viene infatti fortemente limitata: i telefonini sono sequestrati, i servizi di mediazione culturale sono carenti, gli avvocati difensori spesso non sono messi nelle condizioni di comunicare correttamente col proprio assistito. L’unico modo di comunicare con l’esterno è attraverso telefoni pubblici a pagamento.

Appuntamento sabato 30 ottobre alle ore 9 alla Stazione FS di Macomer, Piazza Due Stazioni. Aderiscono (elenco in aggiornamento):

  • ASCE Sardegna
  • Biblioteca Autogestita Zarmu
  • Coordinamento Intersezionale Sardegna
  • Eutopia Democrazia Rivoluzionaria
  • Fridays for Future Sardegna
  • LasciateCIEntrare
  • Legambientefutura Coord. Giovani Sardegna
  • No CPR Macomer
  • Potere al Popolo Sardegna
  • Sardegna Palestina
  • Sunugaal Sardegna
  • USB Sardegna

Per aderire scrivere a: nocprmacomer@distruzione.org