Festival della resilienza 2026 - 12 edizione

L’Energia del Festival della Resilienza 2026

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C’è una parola che attraversa da sempre il Festival della Resilienza, anche quando non veniva nominata direttamente: transizione. La transizione ecologica, energetica, sociale e culturale dei territori è infatti il filo rosso che lega 12 anni di lavoro di ProPositivo, un percorso iniziato nel 2015 per affrontare alcune delle principali sfide del nostro tempo: spopolamento, crisi, disuguaglianze, partecipazione, innovazione e diritti. Per il 2026 il Festival sceglie di chiamare questa riflessione con un nome preciso: Energia!

«Da anni raccontiamo la necessità di cambiare modello di sviluppo, di rafforzare le comunità e di costruire alternative concrete» spiega Gian Luca Atzori, fondatore di ProPositivo. «Oggi la crisi energetica accelerata dalla guerra ci mostra con chiarezza quanto sia necessario essere padroni della propria energia e come la transizione non debba essere solo energetica. Senza comunità resilienti capaci di affrontare il cambiamento, rischia di fallire».

Non soltanto l’energia che alimenta le nostre case o le nostre economie, ma quella che muove le comunità, che attraversa i conflitti, che determina gli equilibri geopolitici, che rende possibile la trasformazione dei territori e che oggi rappresenta una delle grandi questioni del nostro tempo. Un concetto che attraverserà l’intera programmazione del Festival, in un percorso che unirà arte, ambiente, musica, diritti umani, giornalismo, innovazione sociale e partecipazione civica.

Dalla street art alla Land art con Andrea Gandini

Ad aprire il programma sarà la residenza artistica di Andrea Gandini, tra i principali interpreti italiani della Land Art contemporanea. Dal 5 al 14 giugno l’artista sarà per la prima volta in Sardegna e lavorerà a Macomer per realizzare un’opera alla Biblioteca Comunale e altre due presso il Monte di Sant’Antonio, che verranno inaugurate il 13 giugno. L’intervento rappresenta una tappa importante nell’evoluzione del Festival. Dopo oltre un decennio di lavoro sulla rigenerazione urbana attraverso la street art, che ha portato alla realizzazione di circa cinquanta murales in sette Comuni della Sardegna e alla nascita del progetto Muraghes, il Festival amplia il proprio sguardo dal tessuto urbano al paesaggio.

La Veranda, nuovo cuore del Festival

L’edizione 2026 avrà come centro operativo il Centro Giovani La Veranda, spazio di aggregazione, formazione e produzione culturale nato a Macomer lo scorso anno. Qui si svolgeranno gran parte degli appuntamenti della manifestazione, a partire dall’inaugurazione estiva delle attività il 21 luglio, con la Festa del Solstizio nella piscina costruita dai ragazzi del Centro. «La Veranda nasce dalla convinzione che le comunità abbiano bisogno di luoghi in cui incontrarsi, immaginare e costruire» sottolinea la fondatrice Valentina Vinci. «L’energia di cui parla il Festival non è un concetto astratto. È quella che nasce quando persone diverse condividono idee, competenze e responsabilità. È la stessa energia che rende possibile una comunità e la può rendere capace di decidere del proprio destino».

Moses Concas e la residenza musicale

Nel mese di luglio il Festival ospiterà una nuova residenza artistica con Moses Concas, musicista e performer riconosciuto a livello internazionale. Attraverso laboratori, incontri e momenti di produzione condivisa, la residenza andrà a produrre tracce musicali di giovani talenti locali. La collaborazione tra Moses Concas e il Festival della Resilienza prosegue così un percorso iniziato negli anni scorsi e culminato in progetti come Watermelon Revolution, che hanno saputo intrecciare arte, partecipazione e attualità internazionale e che verrà presentato il 18 luglio. Tra i musicisti di questa edizione, troviamo: Iskassiados, Tea Bags + Toothless Unicorn, Matteo Sau e Ivana Busu, Maria de la Pischedelia e Los Picaflores. 

La tre giorni finale

Il Festival si concluderà con una tre giorni prevista dal 17 al 19 luglio. Tra gli appuntamenti più significativi dell’edizione 2026 ci sarà Parole per Gaza, una raccolta fondi in programma il 18 luglio. La giornata vedrà la partecipazione di associazioni, attivisti, operatori umanitari, autori e realtà impegnate sul tema dei diritti umani e della solidarietà internazionale, tra cui la Global Sumud Flotilla e altre organizzazioni regionali, nazionali e internazionali, come Untold Palestine, 7amleh e Sardegna Palestina. In programma anche la presentazioni dei libri di Matteo Meloni e Claudia Sarritzu e molti altri ancora da svelare.

La chiusura del Festival sarà dedicata a uno dei temi più concreti dell’edizione: le comunità resilienti. L’evento finale parte da una chiamata regionale che riunirà associazioni, amministratori, professionisti, imprese sociali e realtà virtuose provenienti dalla Sardegna e dall’Italia per confrontarsi su modelli di sviluppo locale, autonomia energetica, cooperazione e partecipazione. 

Un progetto che ha superato i confini della Sardegna

Nato dal lavoro dell’associazione ProPositivo, il Festival della Resilienza ha ormai superato i confini regionali, coinvolgendo oltre cinquanta partner tra realtà locali, nazionali ed europee.I numeri raccontano un percorso unico: oltre cento eventi culturali, dieci residenze artistiche, quattro scuole di alta formazione realizzate in collaborazione con La Stampa e L’Espresso, otto contest internazionali di street art, circa cinquanta murales distribuiti in sette Comuni della Sardegna e una rete di oltre duecento ospiti tra ricercatori, giornalisti, scrittori, artisti e professionisti. Con Energia!, il Festival della Resilienza torna dunque a interrogarsi sul presente senza rinunciare alla propria vocazione originaria: trasformare le crisi in opportunità e costruire comunità capaci di affrontare il cambiamento.

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