Per la prima volta in Sardegna arriva Andrea Gandini, uno degli artisti italiani più originali nel panorama della Land Art contemporanea. Sarà lui ad aprire l’edizione 2026 del Festival della Resilienza con una residenza artistica che dal 5 al 14 giugno lo vedrà impegnato a Macomer nella realizzazione di tre opere: una presso la Biblioteca comunale e le altre due sul Monte di Sant’Antonio, destinate a essere inaugurate il 13 giugno in occasione delle celebrazioni tradizionali e della salita del Santo.
Nato nel 1997 e formatosi a Roma, Gandini ha costruito negli anni una ricerca artistica riconoscibile e profondamente legata al rapporto tra uomo, natura e trasformazione. La sua notorietà nasce dal progetto Troncomorto, attraverso il quale ha trasformato decine di alberi abbattuti e tronchi dimenticati in opere d’arte. Un lavoro che gli ha permesso di attirare l’attenzione della stampa internazionale e di diventare uno dei riferimenti più interessanti in Italia. La cifra distintiva del suo lavoro consiste proprio nel dare una seconda vita a ciò che sembra aver esaurito la propria funzione. Alberi morti, tronchi dimenticati, residui del paesaggio urbano diventano materia viva attraverso la scultura. Un approccio che richiama la tradizione scultorea classica ma che assume una forte valenza ecologica e simbolica: la possibilità di trasformare la perdita in nuova bellezza.
“Lavorare in Sardegna per la prima volta rappresenta per me un’opportunità speciale,” dichiara l’artista. “Ogni luogo possiede una propria energia, una propria memoria e una relazione unica con il paesaggio. Entrare nella tradizione di Sant’Antonio a Macomer significa entrare nel cuore di una comunità, non solo l’associazione, ma anche il paese, i Fedales 82 e il Comitato mi hanno accolto e aperto le porte di una storia secolare che qui è ancora viva. È qualcosa di molto intimo, che si percepisce camminando nel bosco e ascoltando gli aneddoti. Desidero restituire questa energia, la sensazione di magico.”
Non è un caso che il Festival della Resilienza abbia scelto proprio lui per inaugurare il tema di quest’anno, “Energia!”,intesa non soltanto come questione tecnologica o infrastrutturale in profonda crisi, ma come forza capace di muovere comunità, generare partecipazione e accompagnare le grandi transizioni del nostro tempo. L’opera rappresenta un passaggio significativo. Dopo oltre un decennio di interventi di Street art, il Festival va dal centro abitato al paesaggio, ampliando il proprio sguardo alla Land Art,.
Negli anni il Festival della Resilienza, promosso dall’APS ProPositivo e patrocinato dal Comune di Macomer, ha fatto dell’arte pubblica uno dei propri strumenti principali di trasformazione sociale. Dal 2015 a oggi ha dato vita a oltre cento eventi culturali, residenze artistiche, scuole di alta formazione, contest internazionali di street art e circa cinquanta murales distribuiti in sette comuni della Sardegna. Un percorso che ha coinvolto più di duecento ospiti provenienti da tutta Italia e dall’Europa.



Dopo la residenza di Gandini, il Festival proseguirà a luglio con una nuova esperienza artistica guidata da Moses Concas, musicista e performer conosciuto a livello internazionale, che lavorerà insieme a giovani talenti locali in un percorso di produzione musicale condivisa. Seguiranno gli appuntamenti dedicati alla solidarietà internazionale con Parole per Gaza e una grande chiamata regionale sulle comunità resilienti che chiuderà la manifestazione dal 17 al 19 luglio. La novità rappresentata da Andrea Gandini, tuttavia, non si esaurirà a Macomer. L’esperienza proseguirà infatti nelle prossime settimane ad Ardara, dove l’artista sarà protagonista di un nuovo intervento di riqualificazione artistica promosso dall’amministrazione.
In questo senso, la presenza di Gandini in Sardegna assume un significato che va oltre la semplice realizzazione di un’opera. È l’incontro tra una ricerca artistica fondata sulla trasformazione della materia e un festival che da oltre dieci anni lavora per trasformare le crisi in opportunità. Due percorsi differenti che condividono la stessa idea di fondo: la resilienza come capacità di immaginare nuovi futuri partendo non solo da ciò che già esiste, ma da ciò che tutti danno per morto prima che diventi un’opera d’arte.


