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Buon bompleanno Enrico, ma un secolo di Berlinguer non ci basta

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Per il centenario di Enrico Berlinguer abbiamo contribuito all’inserto dell’Unione Sarda pubblicato ieri, nella sezione a cura di Massimiliano Rais. Qui la versione integrale dell’estratto.

L’anno scorso il PCdI e il suo fondatore, Antonio Gramsci, compivano rispettivamente 100 e 130 anni. Li raccontammo evidenziando i legami con il presente e gli stimoli per il futuo nell’iniziativa 130 Gramsci. Oggi si celebra il centenario di un altro grande politico sardo, anche lui comunista e gramsciano, ovvero Enrico Berlinguer. Se il primo rese possibile il Partito Comunista in Italia, l’altro gli fece scalare le sue vette storiche. Per entrambi, nessun connazionale può oggi esimersi dall’approfondire un pensiero che, come un buon Cannonau, più invecchia e più acquista note di una drammatica attualità. 

Un pensiero esaltato perché incarnato nella sua stessa figura umile e carismatica, ma spesso circoscritto ad un’immagine parziale. La sua questione morale oggi è spesso ridotta al coro dell’onestà e al distacco istituzionale, piuttosto che essere volta all’esperienza, gli ideali e i valori che distinguevano i compagni. Valori e i ideali imprescindibili perché non rassegnati a considerare determinati tratti socio-economici del capitalismo come inevitabili, o peggio, “naturali”.  

La questione morale riguarda, infatti, non solo il fare politica onestamente, ma prima di tutto costruire una società più etica, in cui lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo possa cessare, in cui le battaglie di ogni popolo oppresso siano sostenute. Da qui nasce l’idea di eurocomunismo, una vocazione internazionale e socialdemocratica che esporta fino alla Cina, instaurando un buon rapporto con Pechino e con Hu Yaobang, il leader la cui morte scatenò le proteste democratiche di Piazza Tiananmen nel 1989.  

Oggi, tuttavia, potrebbe creare dibattito ricordare che Berlinguer affermò anche di “sentirsi più sicuro nella Nato”, ma questo non fa altro che ribadire come la linea italiana fosse unica, autonomista e non comparabile alle pulsioni autoritarie che tipicamente identificano il comunismo. Ciò rendeva importante la questione morale allora e la rende fondamentale oggi. Una questione che in Berlinguer (ma vale anche per Gramsci), finisce per anticipare l’ambientalismo moderno, tema non centrale nella tradizione politica comunista. 

Per lui i caratteri distintivi di questo sistema “sono lo spreco e lo sperpero, l’esaltazione di particolarismi e dell’individualismo più sfrenato, del consumismo più dissennato. L’austerità significa rigore, efficienza, serietà, e significa giustizia”. Un modo per ricordarci come la crisi ambientale, umanitaria e sanitaria che viviamo non possa esimerci da importanti sacrifici, ma soprattutto, necessiti la messa in discussione, non tanto della democrazia, quanto dello sfruttamento di risorse umane e naturali che alimentiamo quotidianamente e nell’indifferenza generale. Oggi si celebra un secolo di Berlinguer, ma a quanto pare un secolo di lui e del suo insegnamento non sono stati a sufficienza, dato che ancora, ne sentiamo il bisogno e la mancanza.

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