Gramsci tra Resistenza sociale e Resilienza ambientale

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LA NUOVA ECOLOGIANel 130esimo anniversario della nascita di Gramsci, viaggio alla riscoperta del suo pensiero e delle sue “intuizioni” ecologiste, tra resilienza e resistenza, per comprendere come affrontare le sfide del presente.

Da un parte il Covid ha diminuito inquinamento atmosferico, salvando in certe zone più vittime di quelle causate dal virus. Dall’altra la pandemia ha esacerbato il declino socio-ambientale, non solo per via dei miliardi di Dpi usa e getta immessi nel mercato o per l’influenza crescente di autoritarismi e negazionismi, ma soprattutto, perché storicamente i livelli di inquinamento registrati durante le riprese economiche, sono decisamente maggiori dei livelli pre-crisi. Non a caso, diversi Paesi stanno già posticipando i propri piani di de-carbonizzazione per dare priorità alla ripartenza commerciale.

Questo nonostante la pessima qualità dell’aria rimanga cause di morte prematura per circa 5 milioni di persone ogni anno. Tra le poche certezze, dunque, la consapevolezza che la normalità a cui desideriamo ritornare, debba essere necessariamente ripensata, partendo proprio dal nostro modello di sviluppo. Sempre più studi mostrano, infatti, come l’impatto umano sugli ecosistemi sia alla base dei cataclismi socio-sanitari attuali: dalla crescente diffusione di patologie letali e nuove pandemie zoonotiche fino all’aumento delle diseguaglianze, la depressione e il rischio suicidio. Questioni che rendono l’obiettivo di ”non superamento della soglia di non ritorno di 2°C”  previsto dagli accordi di Parigi, ancora più complesso.

Cento anni fa il PCdI, Gramsci e la questione meridionale

Per tale ragione, oggi è più che mai necessaria la riscoperta del pensiero di coloro che nell’affrontare crisi altrettanto imponenti, creavano le condizioni per la rinascita sociale. Esattamente un secolo fa, all’indomani della Prima Guerra Mondiale e dell’ultima pandemia, nasceva il PCdI. Tra i suoi fondatori, Antonio Gramsci, appena trentenne, sottoponeva al centro del grande nord industriale la “questione meridionale”. Un fenomeno caratterizzato dall’ingente sfruttamento di risorse nel sud e nelle isole, causa primaria di disboscamento, mutamenti climatici, migrazioni e stravolgimento di vite e comunità prede di coloro che Gramsci definì “spogliatori di cadaveri”:

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