PA – Risparmiare più di mezzo miliardo con il software libero

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657 milioni di euro in licenze software. E’ questa l’ultima stima di Assinform realizzata nel 2003 con una spesa complessiva della PA per l’iCT pari a 3 mrd di euro, arrivata a quota 5 mrd nel 2014. Un investimento in calo del 0,3% annuo (ad eccezione per la sanità) che ci conferisce l’ultimo posto in Europa per spesa procapite in digitalizzazione. In occasione del Linux Day, sabato 25 ottobre, è importante fare un bilancio dei vantaggi che l’opensource sta donando al nostro paese.

Il Decreto “Salva Italia” realizzato dal Governo Monti (articolo 29-bis) è stato il primo tentativo nazionale di inserimento del software libero nella PA. Purtroppo esso obbliga le istituzioni pubbliche solo alla “considerazione” e non all ”utilizzo” dell’opensource, nonostante esso si riveli più vantaggioso. Molti scettici hanno cercano di sabotare quest’idea per una questione di incompetenza e incompatibilità, e l’osservatorio nazionale è oggi privo di risorse. Il software libero è infatti intuitivo ma richiede una certa predisposizione di base da parte dell’utente o l’impiegato che l’utilizza. Per far ciò è necessario un investimento iniziale volto alla diffusione della cultura opensource e alla formazione degli utenti, un onero commerciale che tuttavia si ripaga da solo in brevissimo tempo con il risparmio ottenuto dai costi di licenza.

Vediamo il quadro italiano. Dal 2009 la provincia di Bolzano risparmia il 90% dall’introduzione del software libero nelle scuole, passando da una spesa in licenze di 269 mila euro ad una di 27 mila in manutenzione. E questo solo dalle scuole. Se la Regione Sicilia facesse lo stesso si calcolano circa 10 mln di risparmi. Torino è invece la prima grande città che si appresta a nozze opensource questo autunno, risparmiando oltre 6 mln di Euro in cinque anni, ai danni di Microsoft, nei suoi 8.300 computer del Comune. A luglio Parma è passato al software libero sul 20% delle macchine, mentre Empoli risparmia 15 mila euro l’anno da un semplice software che gestisce esclusivamente la posta elettronica. Bologna risparmia 160 mila euro da 2.000 computer mentre Modena ha tagliato oltre un milione di euro di costi grazie alle tecnologie FLOSS.

Soru in Sardegna e Vendola in Puglia hanno provato qualche anno fa a realizzare un iter che rendesse obbligatorio il passaggio qualora vantaggioso, purtroppo è risultato un fallimento. Una tristezza per la Sardegna patria di SARDU (Shardana Antivirus Rescue Disk Utility), leader nel multiboot ormai famoso in tutto il mondo. Se tuttavia, le Regioni o lo Stato si rivelano essere troppo lenti o inadeguati a tal compito, ciò non frena i piccoli comuni dall’intraprendere la strada del risparmio. Capannori, in provincia di Lucca, con i suo 45 mila abitanti risparmia oltre 300mila euro. Persino Luco de Marsi, comunità abruzzese di appena 5000 abitanti marcia nella stessa direzione. Nel listino dei prezzi Microsoft per le PA l’aggiornamento di Windows XP costa circa 150 euro a computer mentre Office 2003 ben 309, e stiamo parlando di pacchetti ormai obsoleti. Un piccolo comune con appena 50 computer potrebbe risparmiare più di 20 mila euro solo dal passaggio a Linux e OpenOffice, senza contare tutti gli altri software con licenza come gli antivirus, e senza contare altri istituti pubblici come le scuole.

Anche ProPositivo persegue la stessa rotta. Dalla Campagna di Idee promossa a Macomer, comune del centro Sardegna, una delle idee maggiormente evidenziate riguarda appunto il passaggio dell’Amministrazione al software libero, grazie alla collaborazione con il Centro Servizi Culturali e del Gruppo Linux che metteranno a disposizione le loro competenze. Vediamo se riusciremo ad aggiungere Macomer a questa lista di esempi virtuosi.

Il software libero non è più solo una scelta ma, ora più che mai, si rivela essere una necessità dal quale non è più possibile prescindere.

GLA
ProPositivo
“Diffondiamo idee, non problemi”

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