Marinaleda – il comune che si è autocostruito

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Via della Solidarietà, Via Fratellanza: non sono le tappe di un gioco da tavolo, ma i nomi delle strade in una cittadina a disoccupazione zero. L’affitto in Via Che Guevara costa soltanto 15 euro, perché, secondo il primo cittadino, la casa è un diritto, non un affare.

Marinaleda si trova nel sud della Spagna, in una regione degradata da dozzine di edifici industriali vuoti e fabbriche dismesse. Ciò che sembra aver trasformato un triangolo di campagna sivigliana nei 25 chilometri quadrati più rivoluzionari d’Europa è la sua giunta comunale, guidata da Juan Manuel Sánchez Gordillo dal 1979. Il paese si fa notare grazie alla Cooperativa Humar, l’impresa agricola che consente di dare un impiego a tutte le famiglie del territorio: questa attività è in grado di assumere l’intera popolazione lavorativamente attiva del villaggio e garantisce uno stipendio mensile di 1.128€ a tutti i suoi dipendenti. Il compenso di 47€ giornaliere, infatti, si ottiene lavorando sei giorni alla settimana, per 35 ore settimanali, qualunque sia la mansione svolta.

La gestione comunale del paese si muove controcorrente anche in altri campi. La polizia di Stato non è stata ritenuta un servizio indispensabile, per esempio, per cui a Marinaleda con c’è la questura. Le questioni amministrative si discutono quasi mensilmente in gruppi d’azione. Oltre a partecipare alle Assemblee Generali del Municipio, la cittadinanza è coinvolta in diversi servizi, tra cui pulire strade e giardini. In questo modo il Comune può permettersi di abbassare la retta per la mensa scolastica a 12€ al mese. La linea politica della giunta interviene anche per dare ristoro nella calda estate andalusa: il primo tuffo nella piscina pubblica costa 3 euro, ma poi l’ingresso è libero per tutta la stagione.

Per quanto riguarda le soluzioni abitative, l’Amministrazione municipale propone un affare: il Comune ci mette il terreno edificabile, il materiale per costruire lo stabile, gli operai, gli architetti per progettare 90 metri quadri di unifamiliare con balcone e 100 metri quadri di giardino. Tutto gratis. Il cittadino diventa proprietario dell’abitazione versando ogni mese il costo di due biglietti del cinema, con il vincolo di contribuire alla costruzione dell’edificio. Inoltre la casa non può essere venduta, perché il punto di forza della pianificazione urbanistica di Marinaleda è che si oppone alla speculazione. Su 2650 abitanti 350 famiglie si sono autocostruite la casa.

Questo piano economico e organizzativo nasce da una presa di posizione politica radicale, fomentata dal sindaco Juan Manuel Sánchez Gordillo. Militante del partito comunista spagnolo fin da giovane, lui stesso si definisce un nemico giurato del capitalismo.  Padre di tre figli, 62 anni, una barba folta e cespugliosa, è stato il primo volto democratico che Marinaleda ha eletto una volta tramontata la dittatura franchista. Negli ultimi 35 anni non ha mai smesso la fascia di primo cittadino del suo paese e allo stesso tempo Sánchez Gordillo dirige il sindacato dei lavoratori CUT-BAI. Fino a qualche anno fa insegnava storia, secondo alcuni con eccessivo fervore politico. È persino sopravvissuto a due attentati da parte di esponenti di estrema destra. A causa delle sue manifestazioni di protesta al limite con la legalità, la stampa internazionale ha sempre mantenuto in bilico il suo personaggio pubblico tra la figura di Robin Hood e quella di Don Chisciotte: da una parte il sindaco ribelle è visto come un araldo della redistribuzione economica attraverso la cooperazione, dall’altra è considerato l’organizzatore di espropriazioni territoriali e materiali.

Sánchez Gordillo procede nel suo mandato politico con pragmatismo e accusa l’esecutivo conservatore di Rajoy per la profonda recessione in cui si trova la Spagna. “La linea politica di questo governo non è rivolto ai problemi delle persone; è rivolta verso i problemi delle banche”, afferma l’alcalde di Marinaleda. È convinto che un altro mondo non è possibile: è necessario. Per questo ha scelto di lottare con tutte le sue forze per sovvertire il sistema di produzione capitalistico. Considera la sua carica politica un servizio alla comunità, per cui non desidera ricevere alcun compenso economico. Lo dimostra devolvendo il suo stipendio da parlamentare alla comunità di Marinaleda, fin dalla sua elezione a deputato nel partito comunista spagnolo Sinistra Unita (IU), avvenuta nel 2008.

Come mai in Europa non si sono diffusi gli affitti low-cost e le cariche politiche trattengono salari elevati? “Il modello non viene esportato, perché non c’è volontà politica, non interessa”, dice Sánchez Gordillo. Forse case e stipendi standardizzati non fanno gola a chi non deve combattere per avere anche solo uno dei due. L’idea di lavorare a rotazione per garantire a tutti i membri della comunità un introito non seduce. È troppo provocante.

Una persona razionale non può aspettarsi un effetto valanga da questa esperienza andalusa. Marinaleda è, come è stata definita dai suoi stessi cittadini, un’utopia verso la pace. Tantomeno una popolazione complessiva che non raggiunge i 3.000 abitanti può essere un modello paragonabile ad alcuna realtà nazionale. Dello Stato italiano, Marinaleda ha soltanto i colori della bandiera. Eppure quest’oasi socialista è l’occasione per mettere in discussione il concetto sociale e politico di cui si fa portavoce. La decrescita è un modello economico che può opporsi al capitalismo con provocazioni che sollecitano risposte concrete. Ma soprattutto questa inversione di tendenza avrebbe bisogno di cittadini disposti a cambiare stile di vita, oltre che un organizzazione comunitaria. Pochi elettori abbraccerebbero una dimensione sociale più partecipativa e solidale di quella in cui sono già immersi.

Juan Manuel Sánchez Gordillo è un personaggio controverso che vale la pena di considerare quando indica la stella polare della partecipazione politica per una comunità solidale. La collaborazione sociale che ha attuato a Marinaleda è esemplare, anche se al di fuori del paese resta un’utopia. Nel sistema del consumo piace sapere che si tenti di ottenere eguaglianza sociale, ma non che qualcuno ci è riuscito.

A volte le utopie fanno più comodo se rimangono tali. Eppure nei pressi di Siviglia c’è un paese dove si coopera per raggiungere un benessere equo per tutti. C’era una volta? No, ancora c’è.

Antonella Savino
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